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 ==== TORSO I per due Violoncelli ==== ==== TORSO I per due Violoncelli ====
-Esiste un frammentario appunto manoscritto in cui il compositore specifica: “Con il titolo ‘Torso’ riferito al campo della musica si intende il lavoro compositivo come espressione tonale in cui il silenzio… che….” E qui la frase s’interrompe. +Esiste un frammentario appunto manoscritto in cui il compositore specifica: “Con il titolo ‘Torso’ riferito al campo della musica si intende il lavoro compositivo come espressione tonale in cui il silenzio… che….” E qui la frase s’interrompe.\\ 
-In altre parole, l’opera, ogni opera, rimane un torso nello spazio – è lo spazio, come spazio sonoro o silenzio, che completerà il corpo. ​ Ogni corpo, anche quello musicale, rimane così un frammento del silenzio, un torso dello spazio. Quest’affermazione rispecchia l’approccio del compositore al fenomeno sonoro. Potrà stupire il fatto che questa riflessione abbia già accompagnato la prima opera dei dieci Torsi, considerando quanto più vale per le opere per orchestra, il Torso II, il Torso VII o gli ultimi Trio. Questa compenetrazione spaziale, che allo stesso tempo accoglie l’intero patrimonio d’esperienza del 20° secolo come un condensato, si trova in tutte le sue opere. È solo a partire da qui che si spiega il suo linguaggio musicale e la ricerca del singolo tono autonomo. Come violoncellista del Gewandhaus Quartett di Lipsia, Jürnjakob Timm ha familiarità con la musica di Ermano Maggini fin dagli anni Novanta in cui eseguì le prime assolute postume dei tre quartetti per archi (cfr. edizioni e CD)+\\ 
 +In altre parole, l’opera, ogni opera, rimane un torso nello spazio – è lo spazio, come spazio sonoro o silenzio, che completerà il corpo. ​ Ogni corpo, anche quello musicale, rimane così un frammento del silenzio, un torso dello spazio. Quest’affermazione rispecchia l’approccio del compositore al fenomeno sonoro. Potrà stupire il fatto che questa riflessione abbia già accompagnato la prima opera dei dieci Torsi, considerando quanto più vale per le opere per orchestra, il Torso II, il Torso VII o gli ultimi Trio. Questa compenetrazione spaziale, che allo stesso tempo accoglie l’intero patrimonio d’esperienza del 20° secolo come un condensato, si trova in tutte le sue opere. È solo a partire da qui che si spiega il suo linguaggio musicale e la ricerca del singolo tono autonomo. Come violoncellista del Gewandhaus Quartett di Lipsia, Jürnjakob Timm ha familiarità con la musica di Ermano Maggini fin dagli anni Novanta in cui eseguì le prime assolute postume dei tre quartetti per archi (cfr. edizioni e CD).
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